CARTA EUROPEA DEI BENI COMUNI
(Versione redatta nel corso del Seminario “The European Charter of the Commons” tenutosi presso l’International University College in data 2/3 Dicembre 2011)
IL PROBLEMA:
1. C’è un immediato ed urgente bisogno di difendere il benessere comune dell’Europa dalla logica economica dilagante che attualmente produce crisi e malessere sociale.
2. Un vero benessere comune per l’Europa è possibile soltanto attraverso la salvaguardia costituzionale dei beni comuni per mezzo di un processo di partecipazione popolare diretta.
3. Il grave sbilanciamento del potere globale in favore di un irresponsabile settore azionario ed a scapito delle istituzioni pubbliche ha prodotto in Europa un insostenibile trasferimento di autorità dalla sfera pubblica a quella privata, funzionale al profitto dei pochi sugli interessi dei molti.
4. Gli interessi dello stato e del settore finanziario-azionario oggi concorrono ad un processo di progressiva recinzione dei beni comuni, di limitazione degli spazi condivisi, di trasformazione dei cittadini in consumatori individualizzati, in un costante ed apparentemente inevitabile processo di mercificazione della natura, della cultura e del patrimonio condiviso.
5. E’ impossibile rispondere al crescente deficit democratico europeo con una semplice pratica intergovernativa, poiché gli attuali rapporti di potere e la collusione fra il settore pubblico e quello privato, fra attori di mercato ed attori statali, precludono ai rappresentanti eletti di difendere efficacemente l’interesse comune della popolazione.
6. Attraverso questa Carta ci assumiamo quindi la responsabilità diretta di costruire il nostro benessere comune europeo a livello locale, nazionale e sovranazionale.
LA VISIONE:
7. I beni comuni devono essere riscoperti e pienamente riconosciuti quali beni collettivi o servizi in relazione ai quali un uguale accesso è indispensabile per il soddisfacimento dei bisogni fondamentali delle persone.
8. Tutte le risorse naturali e sociali che le persone, nei loro differenti contesti, creano, riconoscono e reclamano quali beni comuni devono essere governate nell’ottica dell’accesso e non dell’esclusione, della qualità della relazione piuttosto che attraverso la logica quantitativa, così da porre i beni comuni al centro dell’organizzazione politica.
9. È necessario che i beni comuni siano concepiti non solo come risorse viventi, quali foreste, biodiversità, acqua, ghiacciai, fiumi, spiagge, energia, sapere e beni culturali, ma anche come servizi pubblici quali istruzione, sanità e trasporti.
10. L’interesse e la possibilità per le generazioni future di accedere in maniera equa ai beni comuni devono essere sempre tenuti in considerazione in qualsiasi tipo di decisione pubblica o privata che impatti sugli stessi.
11. Tutti i beni comuni, indipendentemente dal loro regime proprietario pubblico o privato, devono essere dotati di un modello di governo che rifiuti la logica del profitto ed abbracci al contrario quella della cura, della riproduzione e della sostenibilità.
12. La Carta deve includere un catalogo europeo dei beni comuni regolarmente aggiornato poiché i beni comuni, non consistendo in una semplice merce, sono istituzioni sociali fortemente dinamiche che si modificano nel tempo e nello spazio.
13. Questo catalogo deve costituire parte integrante di un processo costituzionale basato sull’irreversibilità di una protezione legale dei beni comuni informata a criteri di ecologia; i beni comuni ivi ricompresi dovranno vedersi garantito lo status costituzionale di eredità comune europea, da amministrarsi fiduciariamente in favore delle generazioni future.
LE RICHIESTE:
14. La privatizzazione e liberalizzazione del settore pubblico in favore della libera concorrenza, specularmente all’espropriazione per pubblica utilità della proprietà privata, devono essere possibili soltanto qualora sussista un documentato interesse pubblico, dichiarato per legge e soggetto al controllo giudiziario delle corti nazionali ed europee.
15. Nei casi eccezionali in cui la privatizzazione possa avvenire, deve essere garantito e riconosciuto ex ante il pieno indennizzo volto a reintegrare i beni comuni.
16. Tutti hanno diritto di accedere alla giustizia per proteggere i beni comuni attraverso la tutela inibitoria o ingiuntiva.
17. Soltanto la protezione diretta e costituzionale dei beni comuni può garantire un nuovo e corretto equilibrio fra il settore pubblico e quello privato.
18. Un’immediata moratoria di tutte le privatizzazioni e liberalizzazioni dei beni comuni deve essere introdotta al fine di consentire la realizzazione di una legittima Carta Europea dei Beni Comuni.
19. A tutti gli stati membri va indirizzata una Direttiva finalizzata a garantire la protezione dei beni comuni come sopra descritta.
20. Noi richiediamo dunque alla Commissione di trasformare questa iniziativa popolare in una nuova forma di legittimo e democratico diritto costituzionale europeo. La Commissione deve prendere tutte le misure necessarie affinché al Parlamento europeo, che sarà eletto nel 2014, sia garantito il potere costituzionale di adottare una Costituzione dei Beni Comuni.
al punto 3 suggerisco di sostituire: “settore azionario” con: “settore finanziario”;
al punto 4 suggerisco di sostituire: settore azionario-finanziario con: “settore finanziario”.
Al punto 4 suggerisco di sostituire il termine: “recinzione”, a mio avviso troppo tecnico per il contesto in cui viene qui utilizzato, con: “distruzione” che forse potrebbe rendere più facilmente ed esaustivamente comprensibile il concetto di perdita/deterioramento del bene comune a seguito degli interventi statali e finanziari di matrice neoliberista.
Di fatto stiamo assistendo ad una vera e propria distruzione dei beni comuni
Suggerisco di sostituire: “non consistendo in una semplice merce” con: “non assimilabili a merci”